Storia

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LA LEGGENDA

Probabilmente identificabile col "pago Tarsuneo" della tavola alimentaria Traiana; la localita attraversata da un ramo della Via Claudia che per Val di Magra portava a Lucca e il "tertium lapidem" puo' intendersi la terza tappa della strada che scavalcava la montagna. C'e pure chi vuol interpretare il toponiamo come "sogno del Taro" e cio' non infirma l'antica origine del luogo noto, da documenti, ancor prima del mille.
Tarsogno nel 1202 appartenne ai Malaspina e dieci anni dopo la signoria passo' al comune di Piacenza e in sequito ai Lusardi; anche i Granelli lo ebbero in fuedo dalla Republica di Genova.
La chiesa di Santo Stefano nella quale si trovano tre altari con annesso l'Oratorio di S. Rocco costruito nel 1630, "anno del contaggio", con la rendita derivante dal legato di "stara dieci di castagne secche ed altre robe e messe perpetue circa venticinque de particolari".
Il noto valico di Centocroci costituisce il naturale passaggio dalla valle de Taro alla valle del Vara, passaggio assai antico, attravero cui si svolgeva il commercio tra il ducato di Parma e il mare.
La leggenda vuole che nel 1469 una comitiva di viaggiatori attraversando il valico fosse assalita e derubata da predoni; si salvo' unicamente un certo Damiano, che in ringraziamento per lo scampato pericolo, costrui' sul posto una chiesa e un ospizio, affidandoli ad una confraternita di frati. Ma l'avidita' delle ricchezze indusse i frati a precipitare i ricchi mercanti di passaggio in un profondo pozzo presso l'ospedaletto. Le cose adarono cosi' per parecchio tempo quando un giorno i cani dei pastori avvicinatisi al pozzo cominciarono ad uggiolare sinistramente, tanto che i frati raccolte le richezze maltolte pesarono bene di fuggire. L'indomani accortisi della fuga, alcuni si calarono nel pozzo e vi trovaronoi resti degli assassinati . La chiesa e l'ospizio furono allora demoliti, e dalle croci che man mano andavono crescendo su questa montagna, avrebbe preso nome il valico.

UN PO' DI STORIA

Il nome TARSOGNO (mt. 850 s.l.m.) probabilmente deriva da “TERTIUM SIGNUM”, “terzo segno stradale” dell’antica Via Claudia che congiungeva la Liguria con la Toscana.
Un documento dell’11 Settembre 1202 ricorda la dominazione dei Malaspina e dei Fieschi, che lo cedettero al Comune di Piacenza.
Poco lontano dal centro abitato si trova il Passo di Cento Croci (mt.1053), antico e importante valico attraverso il quale si svolgeva il traffico tra il mare e l’Emilia.
Tarsogno figura come Parrocchia già nel 1560 con il Patrono Santo Stefano Protomartire.
Caratteristica del paese è la suddivisione in tanti borghi ricchi di testimonianze storiche ed artistiche.
I nuclei più antichi sono situati a monte della strada provinciale: costituiscono Tarsogno di Sopra (Senato, Castello, Re di Berni): le case si sviluppano su un’altura di modesta entità, ma che costituisce pur sempre una importante posizione difensiva.
Vi era infatti una costruzione fortificata con funzione di Castello-rifugio, databile intorno all’anno 1000, che i Landi (Conti di Compiano) fecero distruggere nel 1451 per punire i separatisti di Tarsogno.
Si salvò solo l’Oratorio di S.Anna, ora detto della SS.ma Trinità, da quando vi si trasferì ufficialmente l’Arciconfraternita omonima, nel 1700; dell’edificio rimangono solo alcuni ruderi.
Nella vasta valle si trovano i nuclei di La Villa, la Breva, la Breila, il Cerreto, le Moglie, la Ravezza, il Boresasco e altri.
Elementi di interesse sono i portali in arenaria scolpiti e datati, le patere (tazza o mortaio), inserite in facciata, come usava negli ospitali a indicare un luogo di ristoro.
A La Villa sorgeva l’antica Chiesa (1079, ora demolita) dalla quale provengono la vasca battesimale in pietra, datata 1581, le statue della Madonna del Rosario e di S.Luigi, collocate nella nuova Parrocchiale (1954); il campanile (a La Villa) è del 1927.
Sulla Provinciale si trova il Santuario della Madonna della B.V. del Carmine del 1833.
Da qui l’antica strada porta al Poggio del Carmello, dove sorge l’Oratorio di S.Rocco, eretto nel 1633, dopo la grande pestilenza.
In località La Breva troviamo l’Oratorio di San Pietro, della fine dell’800, che probabilmente richiama una più antica cappella, come risulterebbe dall’affresco del 1600 conservato nel Vescovado di Piacenza.
Vicino al torrente Lubiana si trovano tre mulini ad acqua, in funzione dal 1700 sino alla fine degli anni ’50. Il primo che si incontra, sul sentiero che dalle Moglie porta alla Breila, recentemente ristrutturato e accessibile, veniva utilizzato per ottenere farina di grano, granoturco e castagne, con le due macine di cui era dotato.
Oggi Tarsogno è una ridente località turistica che offre una organizzazione di prim’ordine: Alberghi, pensioni, soggiorni per bambini, camere ed appartamenti in affitto, negozi di ogni tipo, ambulatorio medico e farmacia, guardia medica, ufficio turistico, posta, banche e tutto ciò che risponde alle esigenze del turista.
Un paese, quindi, veramente a misura di turista, abitato da gente cordiale, che considera gli ospiti estivi più che clienti, amici.

LA NOSTRA CANZONE
(a l'aria di "O morettino mio")

Noi siamo tarsognini
nati all' ombra del Monte Zuccon
noi siam dei forti alpini
e cantiamo la nostra canzon.

Noi siam robusti e sani
noi viaggiamo per terra e per mar
ma pur anche lontani
non possiamo Tarsogno scordar.

L'incanto dei boschetti
l'impetuoso dell'acqua scrosciar
rallegra i nostri petti
e c'invita con gioia a cantar.

La neve nel venire
ci ricopre col bianco candor
ma non potra impedire
la canzone che sgorga dal cuor.

La luna sorridente
ne la notte sul cielo seren
rispecchia fedelmente
quella gioia che abbiamo nel sen.

E quando il giorno e bello
e quando il sole ci viene a scaldar
il nostro paesello
e come stella che brilla sul mar.

 

 

La canzone del Tarsognino:

“Cittadino del Mondo”

Tarsognini dello Zuccone,

noi giriamo tutto il mondo:

dall'America al Giappone,

l'Inghilterra fino in fondo;

ed anche giù nell'Africa

il Tarsognino Troverai.


Dopo lungo soggiornare

nei lontani continenti

siamo lieti di tornare

felicissimi e contenti

qui dove ci richiamano

i monti cari al nostro cuor.


Quando il grande Scopritore

nell'America sbarcava

freschi e belli come un fiore

fra gli indiani ci trovava

e forse l'uovo magico

dai Tarsognini lui comprò.


Dappertuto vedi ognora

seminato il trasognino

che commercia, che lavora

d'ogni patria cittadino:

qui nell'Italia e all'estero

lo trovi in tutte le città.


Con lo spirito giocondo

tu lo vedi contrattare

trafficando in tutto il

mondo

senza tema d'affogare

perchè con occhio vigile

fra scogli navigar saprà.


Nella lotta per la vita

sa tener la concorrenza;

la difficile partita

saprà vincere in partenza;

l'astuzia e il senso pratico

son le sue belle qualità.


Noi abbiamo ereditato

dall'esperto genovese

col coraggio misurato

il segrato delle imprese;

e dopo i nostri calcoli

l'affare si combinerà.


É Tarsogno il bel paese

che t'invita a villeggiare

anche solo dopo un mese

ogni microbo scompare;

il sangue si purifica,

più forte il cuore battrà.


L'aria fresca ossigenete

scorre lieta nei polmoni;

una buona passeggiata

fa gustare i maccheroni;

c'è l'acqua pura e limpida,

c'è il vino che ristora il cuor.


Con la gioia della vita

contempliamo la pianura;

proseguendo la salita

respiriamo l'aria pura;

in ogni cuore palpita

l'amor e bella libertà.


Un sol giorno di ristoro

ci ritempra l'energia;

ritornando sul lavoro

conserviamo l'allegria;

nessuno la può spegnere,

neppure iol nostro creditor.


La montagna immacolata

con l'incanto di un sorriso

dominando la vallata


Fa sognare il paradiso,

e reca gioia all'anima,

e colma di letizia il cuor.


La fiducia nel Signore

resta il nostro sommo bene;

ci sostiene nel dolore,

ci conforta nelle pene;

è perla inconfutabile

è Dono inestimabile

e nostro vanto resterà.


Più ridente il nostro canto

nella lode di Maria;

della Madre sotto il mento

e più schietta l'allegria;

la voce pura e limpida

dal labbro vola verso il Ciel!


Pur tra il mondo americano

noi pensiamo alla Chiesetta

col saluto da lontano

alla Madre che ci aspetta;

la Vergine del Carmine

che sempre ci protegga.

Curiosità su Tarsogno

Nel 1901 compare, per la prima volta, una Corriera in Alta Val Taro, ai confini con la Liguria. Un'articolo tratto dalla Gazzetta di Parma riporta quanto segue:
“...Intorno al 1840 nella zona erano presenti lupi che pure esistevano nelle boschaglie di Pezzola, sul Monte Nero e sul Monte Dossi; era stato istituito un premio del magistrato per chi ne uccideva qualcuno. La strada per la Liguria era stata pensata a metà del XVII secolo da un accorto amministratore, il francese Guglielmo Du Tillot, il quale pare sia addirittura andato in disgrazia ( e allontanato nel 1771) a causa delle eccessive spese per la strada di Genova. Il tracciato partiva da Alseno ( non dimentichiamo che il ducato era Parma e Piacenza), toccava Vernasca e scendeva a Bardi, nell'alta Valle del Ceno. Seguiva questo fiume valicava la dorsale tra Ceno e Taro e scendeva a Bedonia; risaliva quindi il Taro e alle Cento Croci passava l'Appennino e il confine con la Liguria”.
Per quanto riguarda l'Ufficio Postale.....
Fino all'annessione degli Stati Parmensi al Regno di Sardegna, avvenuta nel 1860, l'Ufficio Postale si trovava a Borgotaro. Dopo, venivano istituiti Uffici postali sardo-italiani a Bedonia e Compiano.
Nel 1860 Tarsogno è collettoria.
Tra il 1884 e il 1890 alcune collettorie venivano trasformate in Ufficio Postale e dotate di annullo numerico a linee; Tarsogno, al momento della trasformazione riceve il numero 4473.
Dal Manuale Topografico degli Stati Parmensi risulta che nel 1856, sul Passo di Cento Croci, veniva insediata una ricevitoria principale di dogana.
Sempre nello stesso anno gli Stati Parmensi erano composti da cinque Province:

Parma
Piacenza
Borgo . Donnino
Val di Taro, con capoluogo Borgotaro della Lunigiana Parmense.

Tarsogno apparteneva al Comune di Tornolo e dalla provincia di Val di Taro; inoltre, dipendeva dal' Esattoria di Bedonia dal tribunale di Borgotaro, dalla Pretura di Bedonia.
La Brigata di Gendarmeria che aveva giurisdizione sul comune di Tornolo era insediate a Casale.
Il 30 agosto 1579 l'inviato  apostolico  Blanchus, arciprete della Pieve di San Pietro di Centenario, delegato dal Vescovo Mons. Giovanni Battista Castelli, compie la prima visita apostolica.
Poco dopo il Passo di Cento Croci, nella antica Dogana del Ducato di Parma, era stata ricavata la “Pensione CentoCroci” condotta, intorno ai primi del '900, da Carlotta Battinala e figli. In seguito si trasformò in Albergo, offrendo fino a pochi anni fa ristoro ai turisti di passaggio ed un piacevole soggiorno.

 Antichi mestieri : U Massein

Quasi tutte le famiglie Tarsognine, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, possedevano almeno un maiale; l'animale era tenuto in una piccola stanza (“stabiello”) e costituiva una risorsa molto importante. Per questo motivo veniva ben nutrito con farina di melica, crusca, “brenno” ed in autunno anche castagne. La stagione invernale era il periodo migliore per la macellazione del maiale soprattutto gennaio e febbraio; non essendo presenti frigoriferi o surgelatori il freddo era il miglior alleato per la conservazione della carne. Inoltre, in assenza, di umidità, si preparavano, senza problemi, salami, pancetta, ed altro.
Molti “Massein” di Tarsogno andavano a macellare i maiali presso le famiglie del Comune di Tornolo; fra questi si ricordano, Gabriele Bertolotti (detto Scarbuia ) Gigetto Bertolotti (Geppà), Luigi Camisa (Belancio), Vittorio Camisa (Figella), Paolino Celestini (ù Paulin du Gianni). Si alzavano all'alba e con pochi e semplici strumenti (macchina per macinare a mano, coltelli) si mettevano all'opera.

 Antichi mestieri : I Mersà

il commercio è sempre stata l'attività principale degli abitanti di Tarsogno. I Mersà si muovevano verso i paesi della Val di Vara, la Lunigiana raggiungendo anche Firenze. Percorrevano l'Appennino Modenese e reggiano, la Romagna, le Marche, la Liguria fino a Ventimiglia e Nizza.
Con la loro Cassetta, divisa di scomparti, conducevano una vita fatta di rinunce e tanti sacrifici; erano girovaghi e, spesso, si affidavano al buon cuore di chi offriva loro un piatto caldo.
Molto atteso era il loro arrivo: era un'occasione, non solo per fare acquisti ma anche per avere informazioni notizie relative ai propri cari. Ai primi freddi tutti i Mersà rientravano a casa.
Le osterie diventavano luogo di ritrovo per ascoltare curiosità, usanze diverse, notizie di fiere ed affari;il tutto era condito con un tocco di fantasia ed il racconto univa le caratteristiche della fiaba a quelle del romanzo d'avventura.

  

Il Monte Zuccone


“Noi siamo Tarsognini nati all'ombra del Monte Zuccone” è il primo verso di una nota canzone folcroristica composta da un sacerdote che ha vissuto precchio tempo nel nostro paesello che amava molto. Effetivamente il Monte Zuccone domina fieramente Tarsogno che, a sua volta, è molto felice di essere ai suoi piedi perchè è bello e possiede una grande ricchezza materiale ed anche morale. Si dice che Maria Luigia, duchesse di Parma, visitando un giorno i nostri monti e constatando la miseria degli abitanti di Tarsogno, diede loro lo Zuccone affinchè potessero avere gratuitamente legna per scaldarsi e pietre per costruire le loro case. Maria Luigia amava molto la nostra zona: a Borgotaro c'era una casa nella via Principale che le apparteneva. Dicono che sia venuta spesso per passarvi qualche giorno di vacanza; a Cento Croci, prima di arrivare al valico c'è un albergo la cui parte centrale è stata costruita sotto il suo regno.

Lo zuccone è rivestito da un mantello vegetale eccezionale; vi si possono trovare castagne pini frassi, querce ecc..., alla fine dell'estate nascono funghi di ogni sorta oltre i famosi porcini rinomati in tutto il mondo.

Lo Zuccone inoltre ci regala una gamma di frutti come mirtilli, more, fragole e lamponio squisitissimi. Dobbiamo altresì citare le sorgenti d'acqua fresca, pura a salutare. I nostri antenati ed anche quelli della nostra generazione freguentavano assiduamente questo monte in cerca di legna e funghi e conoscevano perfettamente il luogo in cui nascevano abbandonati: ciascuno aveva il suo “posto” segreto.

Il monte Zuccone è attraente in tutte le stagioni ed i turisti che freguentavano assiduamente Tarsogno ne hanno fatto durante la srtagione estiva un luogo di predilezione.

In primavera, quando spuntano i germoli che, progressivamente si aprono, danno alla montagna un colore verde chiaro; in estate, esso è all'apogeo della sua bellezza sotto i raggi del sole e sembra inviare nei villaggi il suo calore; in autunno si dipinge di giallo, marrone, rossiccio, verde scuro.

In codesta stagione, quando verso sera,il sole scende all'orrizonte, i suoi raggi attraversano i rami e le foglie colorate e scintillano come diamanti. Poi d'inverno, quando viene la neve, lo Zuccone si copre di un manto bianco e ,mentre dorme, sogna che la primavera ritornerà e che sarà di nuovo bello, pronto ad attirare lo sguardo di tutti.

 

Passo Cento Croci:


I Benedettini di Bobbio nel Medioevo costruirono ospizi e od ospitali per i viandanti che attraversvano i valichi per raggiungere il mare. Uno di questi fu costruito alle pendici del Monte Zuccone, nei pressi del Passo Cento Croci , poco lontano dalla “colonia montana” sull'origine del nome “Cento Croci”, documentato già nel Duecento, fiorirono nel tempo diverse leggende. La cronaca più corretta è quella dell'abate Antonio Cesena, cronista varesino che, poco dopo la metà del XVI secolo, riferosce in un ampio racconto secondo cui “ nell'horribile, selvaggio ed oscuro luoco di Cento Croci, detto allora Monte di Lamba; nel quale luoco oltre coloro che per mano di assassini morivano, quali non erano pohi, li morivano poi anche un numero infinito di persone, soffocate dalle gran nevi, da venti, da freddi et horridi tempi; dal che nacque che si chiamò Monte di Cento Croci (…). quindi aggiunge che per dare ristoro a coloro che transitavano fu costruito un ospedale dedicato a San Michele. Avvenne però, continua il Cesena, che “ il rettore di esso, nominato il Monaco pensò una cosa rea e scelleratissima per arrichire: fece questo indiavolatohuomo un pozzo molto profondo dalla parte di levante discosto dall'hospedale...coperto da cespugli, cese e pruni...hor fatto il scelleratissimo huomo questo, subito, che li capitava alcuno sfortunato forastiero, parendoli huomo da denari, aiutato da suoi, il svenava, e poi spogliato il portava nell'horribil pozzo(...) dopo la morte di dodeci persone, la cosa si venne a scoprire”, cosìcchè il rettore e i suoi complici si diedero alla fuga. Sltri ospitali furono costruiti dai monaci sui Passi del Bocco, della Scaletta, della Incisa e del Tomarlo.

La Nave che poggia sulla terra:


Era un locale da ballo anni settanta, ora in attesa di interventi di ristrutturazione, che agli occhi del viaggiatore, più che a quelli dei degli abitanti, appare oggi un icona, un simbolo di queste terre dalle quali sono salpati centinaia di uomini e donne per l'america. L'aveva forse capito anche Cuchi White, famosa fotografa contemporanea, che l'ha fotografata inserendola accanto ad altre navi ritratte per il mondo che poggiavano non sul mare, ma sulla terra. Merita una sosta.

Chissà, forse questa sarebbe la sede ideale per il museo dell'emigrazione.

 

I mulini ad acqua:

Sono numerosi i mulini, lungo i corsi d'acqua del nostro Appennino, che meriterebbero maggiore attenzione. Dal 1700 sino alla fine degli anni '50 hanno infatti macinato la farina per sfamare la montagna e ora rischiano di essere travolti dalla piene dei torrenti che un tempo li azionavano. Vicino al Lubiana, non lontano dal paese, si trovano ad esempio cinque mulini ad acqua. La Pro-Loco, su prenotazone, organizza visite guidate lungo la strada percorsa da chi portava sacchi di grano e di farina. Il primo mulino che si incontra sul sentiero che dalle Moglie conduce alla Breila, è stato recentemente restaurato dal Comune ed è accessibile. Era dotato di due macine e produceva farina di grano, di granoturco e anche di castagne. Proseguendo si incontrano altri mulini, si passa poi su di un antico ponticello di legno(in dialetto “pedagna”) per arrivare alla frazione Breila, dove è possibile assistere alla preparazione del pane fatto in casa e delle torte salate tipiche, cotte sotto l'antico testo (forno in terracotta o ghisa molto difuso nella zona). Nella frazione si può visitare una piccola cappella e una fontana.